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Caro Bebè
Ciao Mammenellarete, abbandono per un attimo il consueto stile allegro e scanzonato per denunciare, nel mio piccolo, le gravi mancanze che ho riscontrato nella mia esperienza di maternità. Non so se sia colpa dello stato, colpa mia, o della mentalità retrograda delle persone che ci dovrebbero guidare, o degli ospedali…ma vi racconto cosa è successo a me, sperando che lo facciano anche le altre, perchè vorrei che finalmente esplodesse un caso più importante delle quotidiane cialtronate a cui siamo sottoposti. Quello dell’essere mamma in Italia.
Caro bebè, ormai sono 9 mesi che ci conosciamo, ne sappiamo qualcosa l’uno dell’altra. Da nove mesi ci adoriamo e ci viene voglia di prenderci a sberle, ci arrabbiamo e ci facciamo le coccole, giochiamo e lavoriamo…sempre insieme.Sei arrivato in un pomeriggio di marzo, e mi hai fatto subito capire che sarebbe stata dura: io dovevo essere la prima, alle 8 del mattino, in sala operatoria. Invece sei nato alle 16:30, e solo perchè il nonno ha sgridato il dottore, che ha detto che per questioni politiche c’erano altre precedenze…ma non importa…sei arrivato. Ti ho visto senza potrerti toccare e ti hanno portato subito via..ti ho rivisto dopo tre ore e mezzo..nessuno mi diceva dov’eri e cosa facevi. Ma poi sei venuto a trovarmi, e anche se non riuscivo ad alzarmi dal letto per vederti bene in viso ti ho fatto scattare delle foto. Poi mi hanno detto che sarebbe passata una signora per aiutarmi ad attaccarti al seno…non è passata. Così con l’aiuto della mia vicina di letto ho provato da sola; adesso ti piace tanto succhiare, ma allora non ne volevi proprio sapere…e abbiamo pianto per tre giorni,senza che quella signora venisse mai. Il secondo giorno mi hanno preso e fatta alzare, ho urlato dal dolore e una costola era fuori posto..ma le infermiere mi hanno detto che dovevo smetterla di lamentarmi e dovevo andare al bagno da sola. Ho provato a raggiungere il bagno, sono svenuta. E’ arrivata la mia mamma, in bagno mi ha abbassato le mutandine, cambiato il pannolino…e nell’orario delle visite, la stanza da due letti trasformata in stanza da 4 (le culle non entravano accanto al letto) un viavai di gente mi ha visto in bagno quando un’inserviente senza bussare ha aperto la porta mostrando un bello spettacolo a tutti. Senza dire scusa se n’è andata.Mortificante. Ancora pianti. Ma avevo te, e ho smesso di piangere quando sono riuscita ad alzarmi, a prenderti in braccio e a dormire con te appoggiato sulla mia pancia, in quel maledettissimo ospedale italiano del nord, dove, dicono, tutto funziona meglio. Poi siamo finalmente tornati a casa, ancora non ero riuscita ad attaccarti al seno, ma ora saremmo stati a casa. Il pomeriggio della dimissione siamo rimasti soli a casa. Hai iniziato ad urlare. Ho provato ad allattarti. Niente. Hai pianto anche tutta la notte. Eravamo stanchissimi e tristi, ma puntuali alle 6 del mattino successivo sono arrivate rumorose visite non richieste di parenti che dicevano: non devi tenerlo così, lo devi allattare così, sei diventata troppo grassa, ti stanno col fiato sul collo, ti fanno sentire sbagliata, e nella stanza accanto criticano fra se tutto quello che fai e che non fai. Ma poi se ne vanno. La depressione è rimasta. Mi hanno detto…prova al consultorio, hanno psicologhe lì per questo. Telefoniamo…la psicologa non c’è. La psicologa è malata. La psicologa è disponibile fra due mesi…così ci siamo curati da soli, io e te, ora ti capisco quando provi a parlare, e capisco che dev’essere dura avere dei bisogni e non poter parlare,avere sete e non essere capiti…per te dev’essere stato terribile, con una madre così imperfetta. Ma ti dirò un segreto: la perfezione non esiste, è una chimera inventata da non so chi per regalarci infelicità e insoddisfazione…ora che sono consapevolmente e felicemente imperfetta sono più umana, e ho tante amiche, mamme imperfette, mamme tristi come me, che però hanno imparato a ridere di se stesse e degli altri, a convivere con tutte le loro facce, belle o brutte, grasse o magre, tristi o allegre. Non sarò una mamma perfetta, così come tu non sarai un figlio perfetto…ma intanto ci sono..tu ci sei…proviamo a farci da spalla e a prendere la vita col sorriso. Ora io cerco un lavoro, bimbo mio, non perchè non voglia stare con te, ma perchè vorrei avere una casa mia..forse ci dovremo trasferire dai nonni, o all’estero, perchè qui il nido è pieno, perchè le aziende italiane non hanno asili ,perchè con il mio stipendio non riuscirei a pagarlo….perchè qui l’Italia ci lascia soli, qui in Italia le mamme possono solo essere criticate, messe sotto accusa, confrontate con le brave madri di un tempo, cercare aiuto senza trovarlo, ma non possono avere allo stesso tempo un lavoro garantito e un figlio. Bimbomio, sarà dura, ma ce la faremo, io e te, perchè noi valiamo…in un mondo che non vale niente. Baci, mamma.
Serena (mamma nella rete)

6 comments Dicembre 18, 2007
Da figlia a madre
Come molte altre donne, sin da piccola ho immaginato di avere un figlio: mi mettevo davanti allo specchio, inarcavo la schiena, simulavo il pancione, pensavo a cosa sarebbe stato il futuro. Ho scritto a mia figlia milioni di lettere, ancora prima di sapere che sarebbe nata. Raccoglievo rose ritagliate dai giornali, attaccandole su quadernoni pieni di speranze, di propositi, di promesse.
Non sono stata una figlia felice. E, a differenza di molte altre donne, molte volte ho desiderato di non essere come mia madre (e mio padre) e questo mi ha fatta diventare una donna a metà: sapevo chi non volevo essere, ma non sapevo cosa avrei voluto diventare.
Come figlia ho fallito. Non sono mai stata la figlia che i miei genitori avrebbero desiderato: non ho mai provato piacere per le vite “apparenti”, per le famiglie del Mulino Bianco, per quella felicità sterilizzata delle apparenze, che si manifestava sfilando alla messa di Natale, mentre si nascondeva a noi stessi ciasun errore, fantasma o dispiacere.
Per questo sono scappata via dalla mia prima vita, e ho reinventato il mondo così come lo vedevo: un mondo pieno di poesia e di bellezza, un luogo-non luogo delle anime, un posto dove diventare così trasparente da restare nuda di fronte agli altri, senza aver paura di dire o di fare la cosa sbagliata, perchè la cosa sbagliata non c’è e non esiste.
Un Mulino Storto, con la polvere sulle mensole e i panni da stirare, perchè prima di tutto ci sono tante risate da ridere, tanti baci da baciare, tante carezze da accarezzare. Una vita tanto semplice da essere banale. E tanto banale da essere straordinaria.
Uno sconcerto totale, per i miei genitori. L’ebbrezza più intensa, per me.
In questo panorama, oggi, a 31 anni, sto per passare dalla condizione di figlia a quella di madre.
E sono nell’esatto punto di transizione, adesso, in cui non sono nè l’una, nè l’altra, e sto scrivendo le altre pagine bianche della mia vita.
Dentro di me, adesso, mia figlia, già posizionata per uscire, sta compiendo gli ultimi movimenti dentro la mia pancia. Ogni tanto un suo piedino, una sua spalla, un pezzo di lei, si muove sotto la mia pelle, la tende, la deforma, e mi riempie.
In questo istante esatto, mentre tutto è ancora da scrivere e da vivere, io sono “perfetta”. Non sono più figlia, non sono ancora madre. Sono spogliata da qualsiasi ruolo. Sono una semplice purezza.
Sono l’espressione della vita, perchè devo ancora vivere e contemporaneamente sono priva della mia vita di prima.
E questa sensazione di nudità mi ha illuminata in maniera profonda: non importa chi io non sia stata in passato. Importa che da oggi il passato non esiste più.
Non importa che io non sia stata la figlia che i miei genitori avrebbero voluto.
Perchè non sono nata per essere figlia. Sono nata per essere madre.
E sto per diventare (tra poche ore lo diventerò), la madre “perfetta” per mia figlia.
L’essere che ero destinata a diventare.
La vita che ero destinata a vivere.
[Ascoltando "I was so little", di Patrick Trentini]
poesia notturna barbara (mamma nella rete)
questa invece è Veronique.
2 comments Dicembre 12, 2007
Mamma Infermiera
Quando tu, mamma, non ti puoi sottrarre.C’è una cosa che quando aspetti un figlio nessuno ti dice.
Te ne accorgi poi da sola quando ci sei dentro.
Parlo di quando il bambino SI AMMALA. Quando tu devi portarlo dal pediatra ogni due giorni, devi fargli le inalazioni con l’aerosol, devi somministrargli gli antibiotici a intervalli precisi, devi misurargli la febbre costantemente e quindi contare le gocce di Paracetamolo ogni sei/otto ore in base alla filosofia del medico che ti ritrovi…Ecco, quando tutto questo succede, tu mamma non puoi avere una vita. Non esiste il lavoro, la spesa, il marito, la tua individualità. Tutto nullo. La tua presenza è condizione sufficiente e necessaria per la salute di tuo figlio. Non puoi delegare.Ecco, io sto attraversando dieci lunghi giorni così. E sono provata. Una figlia di tre anni con la bronchite, uno di un anno che ne è appena uscito, e un marito in trasferta per lavoro.Altro che arresti domiciliari. Quelli almeno possono fare ciò che vogliono tutto il giorno: un caffè, una doccia, un paio di film, un tuffo in piscina… Invece io non solo ho il fermo, ma anche i miei piccoli lavori forzati. Ieri ad esempio m’è toccata una maratona di due ore di LEGO… Per carità, a me piace un sacco giocare a lego (di necessità virtù…), però due ore, dico DUE ORE… se vedeste quello che ho costruito non ci credereste nemmeno voi… Renzo Piano al confronto non è nessuno. Mucche, cavalli, pecore, tutti alloggiati in cima a un edificio basato su due pilastri che vanno allargandosi fino a formare un grosso recinto sopraelevato.Poi il grosso problema è non avere un attimo di intimità. Non in bagno, non in doccia, non nel mio letto… Mia figlia sempre al seguito, come la mia ombra in spiaggia a mezzogiorno. Se mi specchio un attimo mi chiede “Perché ti guardi? Cosa ti guardi? Perché fai così con la bocca?” Se mi leggo una rivista mentre sono in bagno viene lì e inizia: “Chi e’ questa signora? Cosa fa? Cosa ha su? Mi fai vedere?” mentre dormo piange a intermittenza per venire nel lettone ma, anche se ce la porto, ogni ora – ora e mezza ha qualche richiesta che implica il mio risveglio e la mia partecipazione (soffiare il naso- bere – fare pipì – brutto sogno – freddo metti coperta – caldo togli coperta). Il tutto corredato dal fatto che Baby M (di un anno) ha la congiuntivite. Passata la bronchite, ecco che gli si è infiammato l’occhio e quindi camomilla, impacchi, garze sterili, soluzione fisiologica… ma non è che siano migliorate molto le cose, quindi mi sa che domani andiamo ancora dal pediatra.
Altro giro, altro regalo.
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E poi magari, quando una mamma sta a casa dal lavoro perché ha i figli malati, i colleghi malignano: “Eh, quella lì… bella scusa per farsi dieci giorni di riposo a casa…”Venite, signori, venite a vedere il mio riposo.
Di: Lisa (mamma nella rete)
11 comments Dicembre 11, 2007
Bebè a bordo
Andare in giro con i bambini piccoli non sempre è facile. Noi ci siamo tirati dietro Gabriele da subito, un po’ per abituarlo a vedere gente… e un po’ per non disabituare noi stessi ad una – seppur ridotta – vita sociale. Quando poi è diventato un po’ più grandino, abbiamo iniziato ad allargarci, scoprendo subito che:
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se gli diciamo in anticipo che andremo da qualche parte, lui, pur essendo contento, va in ansia, e la maggior parte delle volte si ammala il giorno prima di partire (con conseguenze devastanti sul mio umore)
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febbre o non febbre, all’inizio dice di non volersi muovere da casa, e fa di tutto per boicottare il viaggio a colpi di capricci (con conseguenze devastanti su un “progetto educativo” – come dicono le brave tate – basato sulla ragionevolezza e sul dialogo).
Per fortuna in realtà, quando si trova sul posto, lui è curioso di tutto, della gente, dei palazzi e anche del cibo. E ci regala una splendida opportunità: quella di guardare con i suoi occhi realtà a noi già note, scoprendone aspetti sempre nuovi. Granada, Parigi, Firenze, sono state proprio così: estenuanti (perché lui si fermava davanti a tutte le vetrine, a tutti i palazzi, a tutte le fontane…) e meravigliose (nel senso proprio del termine, ché meraviglie erano quelle che lui ci proponeva).
Perciò come fare? Da un po’ di tempo abbiamo adottato questa tecnica: non gli diciamo che stiamo andando via se non all’ultimo momento, quando lo coinvolgiamo nella preparazione del suo bagaglio (cosa che lo fa sentire molto, molto orgoglioso), e poi, semplicemente, via! Con una precauzione: non si va da nessuna parte senza il flacone di antipiretico (in un’altra occasione sono stata ripresa per l’uso del nome commerciale di un farmaco). Mica perché temiamo che si ammali, eh? Solo come talismano!

di Giuliana (mamma nella rete)
4 comments Dicembre 10, 2007
Cappotto rosso
Un cappotto rosso e una manina che stringe la tua che rallegra la giornata
Add comment Dicembre 4, 2007
Exit per le mamme
Ieri a “Exit” si è parlato di maternità, istinto materno e mamme assassine! Si è cercato di fare un po’ di chiarezza su quanto sia difficile fare le mamme e quante parti della propria vita psicologica viene coinvolta.
Al di là degli accenni agli episodi di cronaca che tutti conosciamo. e che io vorrei evitare, si è parlato di servizi e aiuti effettivi per le mamme e per gli stravolgimenti che la maternità comporta nella loro vita. Il bisogno di consigli e di rassicurazioni sui problemi di vita quotidiana che si presentano, il bisogno di ascolto per i cambiamenti nel proprio corpo e nella propria vita che si percepisce, il bisogno di capire se c’è qualcuno e qualcosa che ci può aiutare. C’è uno stato che offre servizi per voi mamme, se c’è un telefono amico a cui rivolgersi come esiste per le violenze sulle donne o per la depressione?
In Francia questo servizio esiste, come racconta “Exit”. Un telefono con un’assistente psicologica e con consigli sulla pratica mammesca che ti aiuta e che volendo viene in tuo soccorso uscendo di casa e venendo a domicilio!! In Italia, mi raccontano alcune mamme. c’è difficoltà anche a convincere il proprio pediatra a uscire per visite a domicilio in caso di necessità…
In Italia non sembra esistere tale servizio, anche se avendo noi l’autonomia regionale, ognuno auto-gestisce questi servizi, in via sperimentale. Infatti, scopriamo dalle parole di Veronica sul blog del programma, che a Trento questa cosa c’è! Questo supporto anche fisico di una persona specializzata che ha accompagnato i primi passi della neo-mamma al ritorno a casa dall’ospedale c’è stato per Veronica! E per le tante mamme in altre regioni italiane?

3 comments Dicembre 4, 2007
Altezza mezza b…
Non voglio mettere nel titolo la fine di questo proverbio popolare, perchè secondo me non è vero, ed è anche un po’ prevenuto verso chi volente o non volente alto non è. Il dottor Bedendo (esiste veramente!) pediatra on line che i miei amici barbamamma e barbapapa (www.bravibimbi.it) mi hanno fatto scoprire, ci racconta e ci spiega come un bravo geometra come si calcola l’altezza da adulto del proprio bambino.
Sarà vero? Scientificamente provato? la curiosità è di tutti e voglio vedere chi mamma o anche no,non darà un’occhiata e inizierà a fare calcoli.

1 comment Dicembre 3, 2007
Brava mammina!
Le nostre mamme sono educatrici: ironiche, fantasiose, uno spettacolo di umanità e di colore…sempre diverse e tutte diverse…vuoi essere dei nostri?
mammenellarete@theblogtv.it
Add comment Novembre 30, 2007
Urla diverse
Ieri sono stata alla manifestazione contro la violenza sulle donne a Roma, tra canti, balli, slogan, urla di gioia! La mia amica Annalisa, due bimbi, che vive a Ferrare, mi scrive in risposta a un mio messaggio sul corteo: “Ecco la differenza tra single e mamme: io invece sono a una festa di compleanno tra le urla di venti bestioline scalmanate!”. Più chiaro di così! Naturalmente in corteo c’erano molte mamme con bambini, anche con il tempo un po’ inclemente, ma come fai te mamma a vincere col tuo corteo noioso (così una mamme è stata apostrofata da sua figlia di 4 anni dopo mezz’ora dall’inizio del corteo “mi sto annoiando!”) contro una festa di coetanei dei tuoi figli?
3 comments Novembre 25, 2007
Lia e il complesso di Edipo
Le nuove possibilità della comunicazione: vedere più volte il tuo bimbo durante la giornata mentre lavori col videotelefonino. Cosa ne pensate?
1 comment Novembre 23, 2007