Trasloco e nuova casa per le mamme

Ciao, se digitando l’indirizzo www.mammenellarete.it sei finito qui, sappi che abbiamo un trasloco in corso per tutte le mamme e le “NonMamme” della rete. Per trovarci clk.jpg. Ti si apriranno le porte della nostra nuova casa, arredata da Discovery Real Time. Il nostro progetto, così, diventa sempre più vostro.

Se vuoi continuare a seguire il nostro blog e andarci direttamente clk.jpg.

Grazie scusa per il piccolo disagio. Scoprirai clickando che ne vale la pena!

Ciao.

MAMMENELLARETE.

dicembre 23, 2007 at 8:35 pm Lascia un commento

se i bambini fanno oh…le mamme fanno goal!

Carissime mamme, da domani FINALMENTE la risposta a tutte le vostre domande sarà online!

Clikkando su www.mammenellarete.it si apriranno le porte del nostro sito ufficale! Curiosità, consigli semplici e veloci per continuare a raccontare la maternità come avete fatto fino ad oggi, ma ancora meglio!

Finalmente saprete di più sul programma televisivo Mamme nelle rete di Discovery Real Time: ciascuna mamma potrebbe esserne protagonista, con la sua storia, la sua famiglia e il suo meraviglioso bambino!

In questi pochissimi mesi di gestazione (e proprio di una gestazione si è trattato, perchè voi mamme siete in tutti i sensi un po’ le “nostre mamme”) il blog è stato il nostro unico canale per parlare delle difficoltà, confrontarci, fidandoci dell’energia sottile di quel pizzico di VITA VERA, che corre lungo il filo del telefono, tra due parole di un post scritto di corsa, nel sorriso di una foto o di un video, postato semplicemente per “esserci”. In questi piccoli gesti la vostra impagabile sincerità ci ha convinto: questo tipo di comunicazione può funzionare, può emozionare, perchè è reale.

Proprio perchè è REALE, può rendere a tutte le mamme un servizio utile e veloce.

Siamo riusciti tutti insieme a costruire uno strumento per voi, perchè ciascuna mamma abbia sempre una finestra aperta sul mondo, un piccolo spazio privato di sfogo, un momento di confronto con altre mamme, lo spazio per condividere una scoperta, le prime paroline del proprio figlio, la sicurezza e la tranquillità che crescono ogni giorno e aiutano a vivere appieno questo evento bellissimo che è il dare alla luce una vita…ma non solo.

Stiamo continuando a lavorare per voi!

Presto ci sarà modo di fare le domande a chi può realmente dare una risposta da esperto, i consulenti, contattati e selezionati dalla redazione in base alle vostre segnalazioni. E ovviamente non poteva manchare IL BLOG, anzi…diamo il via al conto alla rovescia e fateci sapere quanto prima cosa ne pensate.

Mamme di tutto il mondo, siete una forza!

Grazie!

dicembre 21, 2007 at 2:33 pm Lascia un commento

Il primo nato di mammenellarete…

Domenica 16 è nata la piccola Dafne, Poesia notturna una delle nostre mammenellarete ha partorito la sua piccola! La prima figlia di mammenellarete! In realtà già altri bambini “in” questo progetto sono nati, da quando questa idea è sorta quest’estate con il primo promo di Filomena e Giorgio. Da quando nessuno di noi della redazione esisteva, noi non eravamo ancora nati! Ma già Annapaola e Francesco aspettavano il loro bebè. Che ora sarà con family nel nostro programma. Ma Dafne è la prima nata da quando c’è il nostro blog e la nostra community che è sempre più vera, non solo progetto!!

Auguri alla famigliola di Dafne e a presto. Grazie!!

fiocco rosa

dicembre 19, 2007 at 10:27 pm Lascia un commento

Caro Bebè

Ciao Mammenellarete, abbandono per un attimo il consueto stile allegro e scanzonato per denunciare, nel mio piccolo, le gravi mancanze che ho riscontrato nella mia esperienza di maternità. Non so se sia colpa dello stato, colpa mia, o della mentalità retrograda delle persone che ci dovrebbero guidare, o degli ospedali…ma vi racconto cosa è successo a me, sperando che lo facciano anche le altre, perchè vorrei che finalmente esplodesse un caso più importante delle quotidiane cialtronate a cui siamo sottoposti. Quello dell’essere mamma in Italia.

Caro bebè, ormai sono 9 mesi che ci conosciamo, ne sappiamo qualcosa l’uno dell’altra. Da nove mesi ci adoriamo e ci viene voglia di prenderci a sberle, ci arrabbiamo e ci facciamo le coccole, giochiamo e lavoriamo…sempre insieme.Sei arrivato in un pomeriggio di marzo, e mi hai fatto subito capire che sarebbe stata dura: io dovevo essere la prima, alle 8 del mattino, in sala operatoria. Invece sei nato alle 16:30, e solo perchè il nonno ha sgridato il dottore, che ha detto che per questioni politiche c’erano altre precedenze…ma non importa…sei arrivato. Ti ho visto senza potrerti toccare e ti hanno portato subito via..ti ho rivisto dopo tre ore e mezzo..nessuno mi diceva dov’eri e cosa facevi. Ma poi sei venuto a trovarmi, e anche se non riuscivo ad alzarmi dal letto per vederti bene in viso ti ho fatto scattare delle foto. Poi mi hanno detto che sarebbe passata una signora per aiutarmi ad attaccarti al seno…non è passata. Così con l’aiuto della mia vicina di letto ho provato da sola; adesso ti piace tanto succhiare, ma allora non ne volevi proprio sapere…e abbiamo pianto per tre giorni,senza che quella signora venisse mai. Il secondo giorno mi hanno preso e fatta alzare, ho urlato dal dolore e una costola era fuori posto..ma le infermiere mi hanno detto che dovevo smetterla di lamentarmi e dovevo andare al bagno da sola. Ho provato a raggiungere il bagno, sono svenuta. E’ arrivata la mia mamma, in bagno mi ha abbassato le mutandine, cambiato il pannolino…e nell’orario delle visite, la stanza da due letti trasformata in stanza da 4 (le culle non entravano accanto al letto) un viavai di gente mi ha visto in bagno quando un’inserviente senza bussare ha aperto la porta mostrando un bello spettacolo a tutti. Senza dire scusa se n’è andata.Mortificante. Ancora pianti. Ma avevo te, e ho smesso di piangere quando sono riuscita ad alzarmi, a prenderti in braccio e a dormire con te appoggiato sulla mia pancia, in quel maledettissimo ospedale italiano del nord, dove, dicono, tutto funziona meglio. Poi siamo finalmente tornati a casa, ancora non ero riuscita ad attaccarti al seno, ma ora saremmo stati a casa. Il pomeriggio della dimissione siamo rimasti soli a casa. Hai iniziato ad urlare. Ho provato ad allattarti. Niente. Hai pianto anche tutta la notte. Eravamo stanchissimi e tristi, ma puntuali alle 6 del mattino successivo sono arrivate rumorose visite non richieste di parenti che dicevano: non devi tenerlo così, lo devi allattare così, sei diventata troppo grassa, ti stanno col fiato sul collo, ti fanno sentire sbagliata, e nella stanza accanto criticano fra se tutto quello che fai e che non fai. Ma poi se ne vanno. La depressione è rimasta. Mi hanno detto…prova al consultorio, hanno psicologhe lì per questo. Telefoniamo…la psicologa non c’è. La psicologa è malata. La psicologa è disponibile fra due mesi…così ci siamo curati da soli, io e te, ora ti capisco quando provi a parlare, e capisco che dev’essere dura avere dei bisogni e non poter parlare,avere sete e non essere capiti…per te dev’essere stato terribile, con una madre così imperfetta. Ma ti dirò un segreto: la perfezione non esiste, è una chimera inventata da non so chi per regalarci infelicità e insoddisfazione…ora che sono consapevolmente e felicemente imperfetta sono più umana, e ho tante amiche, mamme imperfette, mamme tristi come me, che però hanno imparato a ridere di se stesse e degli altri, a convivere con tutte le loro facce, belle o brutte, grasse o magre, tristi o allegre. Non sarò una mamma perfetta, così come tu non sarai un figlio perfetto…ma intanto ci sono..tu ci sei…proviamo a farci da spalla e a prendere la vita col sorriso. Ora io cerco un lavoro, bimbo mio, non perchè non voglia stare con te, ma perchè vorrei avere una casa mia..forse ci dovremo trasferire dai nonni, o all’estero, perchè qui il nido è pieno, perchè le aziende italiane non hanno asili ,perchè con il mio stipendio non riuscirei a pagarlo….perchè qui l’Italia ci lascia soli, qui in Italia le mamme possono solo essere criticate, messe sotto accusa, confrontate con le brave madri di un tempo, cercare aiuto senza trovarlo, ma non possono avere allo stesso tempo un lavoro garantito e un figlio. Bimbomio, sarà dura, ma ce la faremo, io e te, perchè noi valiamo…in un mondo che non vale niente. Baci, mamma.

Serena (mamma nella rete)

 

 

 

bimbo

dicembre 18, 2007 at 11:41 am 6 commenti

Da figlia a madre

Come molte altre donne, sin da piccola ho immaginato di avere un figlio: mi mettevo davanti allo specchio, inarcavo la schiena, simulavo il pancione, pensavo a cosa sarebbe stato il futuro. Ho scritto a mia figlia milioni di lettere, ancora prima di sapere che sarebbe nata. Raccoglievo rose ritagliate dai giornali, attaccandole su quadernoni pieni di speranze, di propositi, di promesse.

Non sono stata una figlia felice. E, a differenza di molte altre donne, molte volte ho desiderato di non essere come mia madre (e mio padre) e questo mi ha fatta diventare una donna a metà: sapevo chi non volevo essere, ma non sapevo cosa avrei voluto diventare.
Come figlia ho fallito. Non sono mai stata la figlia che i miei genitori avrebbero desiderato: non ho mai provato piacere per le vite “apparenti”, per le famiglie del Mulino Bianco, per quella felicità sterilizzata delle apparenze, che si manifestava sfilando alla messa di Natale, mentre si nascondeva a noi stessi ciasun errore, fantasma o dispiacere.

Per questo sono scappata via dalla mia prima vita, e ho reinventato il mondo così come lo vedevo: un mondo pieno di poesia e di bellezza, un luogo-non luogo delle anime, un posto dove diventare così trasparente da restare nuda di fronte agli altri, senza aver paura di dire o di fare la cosa sbagliata, perchè la cosa sbagliata non c’è e non esiste.
Un Mulino Storto, con la polvere sulle mensole e i panni da stirare, perchè prima di tutto ci sono tante risate da ridere, tanti baci da baciare, tante carezze da accarezzare. Una vita tanto semplice da essere banale. E tanto banale da essere straordinaria.
Uno sconcerto totale, per i miei genitori. L’ebbrezza più intensa, per me.

In questo panorama, oggi, a 31 anni, sto per passare dalla condizione di figlia a quella di madre.
E sono nell’esatto punto di transizione, adesso, in cui non sono nè l’una, nè l’altra, e sto scrivendo le altre pagine bianche della mia vita.
Dentro di me, adesso, mia figlia, già posizionata per uscire, sta compiendo gli ultimi movimenti dentro la mia pancia. Ogni tanto un suo piedino, una sua spalla, un pezzo di lei, si muove sotto la mia pelle, la tende, la deforma, e mi riempie.
In questo istante esatto, mentre tutto è ancora da scrivere e da vivere, io sono “perfetta”. Non sono più figlia, non sono ancora madre. Sono spogliata da qualsiasi ruolo. Sono una semplice purezza.

Sono l’espressione della vita, perchè devo ancora vivere e contemporaneamente sono priva della mia vita di prima.
E questa sensazione di nudità mi ha illuminata in maniera profonda: non importa chi io non sia stata in passato. Importa che da oggi il passato non esiste più.
Non importa che io non sia stata la figlia che i miei genitori avrebbero voluto.
Perchè non sono nata per essere figlia. Sono nata per essere madre.
E sto per diventare (tra poche ore lo diventerò), la madre “perfetta” per mia figlia.

L’essere che ero destinata a diventare.
La vita che ero destinata a vivere.

[Ascoltando "I was so little", di Patrick Trentini]

poesia notturna barbara (mamma nella rete)

questa invece è Veronique.

 

 

dicembre 12, 2007 at 6:32 pm 2 commenti

Mamma Infermiera

Quando tu, mamma, non ti puoi sottrarre.C’è una cosa che quando aspetti un figlio nessuno ti dice.

Te ne accorgi poi da sola quando ci sei dentro.

Parlo di quando il bambino SI AMMALA. Quando tu devi portarlo dal pediatra ogni due giorni, devi fargli le inalazioni con l’aerosol, devi somministrargli gli antibiotici a intervalli precisi, devi misurargli la febbre costantemente e quindi contare le gocce di Paracetamolo ogni sei/otto ore in base alla filosofia del medico che ti ritrovi…Ecco, quando tutto questo succede, tu mamma non puoi avere una vita. Non esiste il lavoro, la spesa, il marito, la tua individualità. Tutto nullo. La tua presenza è condizione sufficiente e necessaria per la salute di tuo figlio. Non puoi delegare.Ecco, io sto attraversando dieci lunghi giorni così. E sono provata. Una figlia di tre anni con la bronchite, uno di un anno che ne è appena uscito, e un marito in trasferta per lavoro.Altro che arresti domiciliari. Quelli almeno possono fare ciò che vogliono tutto il giorno: un caffè, una doccia, un paio di film, un tuffo in piscina… Invece io non solo ho il fermo, ma anche i miei piccoli lavori forzati. Ieri ad esempio m’è toccata una maratona di due ore di LEGO… Per carità, a me piace un sacco giocare a lego (di necessità virtù…), però due ore, dico DUE ORE… se vedeste quello che ho costruito non ci credereste nemmeno voi… Renzo Piano al confronto non è nessuno. Mucche, cavalli, pecore, tutti alloggiati in cima a un edificio basato su due pilastri che vanno allargandosi fino a formare un grosso recinto sopraelevato.Poi il grosso problema è non avere un attimo di intimità. Non in bagno, non in doccia, non nel mio letto… Mia figlia sempre al seguito, come la mia ombra in spiaggia a mezzogiorno. Se mi specchio un attimo mi chiede “Perché ti guardi? Cosa ti guardi? Perché fai così con la bocca?” Se mi leggo una rivista mentre sono in bagno viene lì e inizia: “Chi e’ questa signora? Cosa fa? Cosa ha su? Mi fai vedere?” mentre dormo piange a intermittenza per venire nel lettone ma, anche se ce la porto, ogni ora – ora e mezza ha qualche richiesta che implica il mio risveglio e la mia partecipazione (soffiare il naso- bere – fare pipì – brutto sogno – freddo metti coperta – caldo togli coperta). Il tutto corredato dal fatto che Baby M (di un anno) ha la congiuntivite. Passata la bronchite, ecco che gli si è infiammato l’occhio e quindi camomilla, impacchi, garze sterili, soluzione fisiologica… ma non è che siano migliorate molto le cose, quindi mi sa che domani andiamo ancora dal pediatra.

Altro giro, altro regalo.

 

E poi magari, quando una mamma sta a casa dal lavoro perché ha i figli malati, i colleghi malignano: “Eh, quella lì… bella scusa per farsi dieci giorni di riposo a casa…”Venite, signori, venite a vedere il mio riposo.

www.lisa2007.splinder.com

Di: Lisa (mamma nella rete)

dicembre 11, 2007 at 7:15 pm 11 commenti

Biberon di redazione

Filomena (autrice del programma) scorrazza da una parte all’altra della stanza, ti guarda, tu la guardi e ti fa: “niente niente, po ti devo dire una cosa…”; la mia fronte si riga di sudore un’altra volta. Mi alzo perchè mi ricordo che devo andare di sopra a prendere un foglio che ho dimenticato alla riunione con i “boss”(:-))di stamattina. Prima di alzarmi lancio uno sguardo alla mia sinistra: Alessandra (caporedattrice) alza lo sguardo, si mette nella sua classica espressione seriosa e poi mi scocca un sorriso dicendo entusiasta: “Ho trovato una mamma fighissima!”. Respiro. Sorrido anch’io. Guardo Betta (community assistant). E’ al telefono. E’ sempre al telefono!?! Si, ma a parlare con le mamme, con cento duecento duemila mamme (gasp!). C’è un atmosfera frenetica. Agostino (stagista web) trova soluzioni, inventa percorsi (!?!) e cerca di metabolizzare la valanga di informazioni che ha ricevuto da quando ha iniziato.

Inviateci il materiale. “E’ arrivato il video?E’ Arrivato il Video?E’ ARRIVATO IL VIDEO!?!” si sente aleggiare nell’aria.

Oddio…hanno rapito il corriere?!”Calma, calma” continuo a ripetere e a ripetermi. Io, neo-coordinatore del progetto (fa molto figo, se lo chiamiamo project manager poi…), mi barcameno tra i piani alti, i piani medi, quelli bassi (presto forse i sotterranei?!) per parlare con tutti, coordinarmi con le scadenze, ecc…                                                                                               

Mamme nella Rete è un progetto che ci sta a cuore. Voi, mamme e aspiranti tali, con le vostre storie, i vostri consigli, le vostre incertezze, ci aiutate costantemente a bilanciare il progetto, pensare al programma e capirci qualcosa di più sulla maternità.

In sostanza: inviateci il video, scriveteci, raccontateci le vostre storie.

come? Ai seguenti contatti: Mamme nella Rete Via Cameria 10 00179 Roma -06/97848159

Mail: mammenellarete@theblogtv.it

Contatto MSN: mammenellarete@theblogtv.it

Contatto Skype: mammenellarete

di: Mammenellarete

dicembre 10, 2007 at 5:29 pm Lascia un commento

Bebè a bordo

Andare in giro con i bambini piccoli non sempre è facile. Noi ci siamo tirati dietro Gabriele da subito, un po’ per abituarlo a vedere gente… e un po’ per non disabituare noi stessi ad una – seppur ridotta – vita sociale. Quando poi è diventato un po’ più grandino, abbiamo iniziato ad allargarci, scoprendo subito che:

 

  • se gli diciamo in anticipo che andremo da qualche parte, lui, pur essendo contento, va in ansia, e la maggior parte delle volte si ammala il giorno prima di partire (con conseguenze devastanti sul mio umore)

  • febbre o non febbre, all’inizio dice di non volersi muovere da casa, e fa di tutto per boicottare il viaggio a colpi di capricci (con conseguenze devastanti su un “progetto educativo” – come dicono le brave tate – basato sulla ragionevolezza e sul dialogo).

 

Per fortuna in realtà, quando si trova sul posto, lui è curioso di tutto, della gente, dei palazzi e anche del cibo. E ci regala una splendida opportunità: quella di guardare con i suoi occhi realtà a noi già note, scoprendone aspetti sempre nuovi. Granada, Parigi, Firenze, sono state proprio così: estenuanti (perché lui si fermava davanti a tutte le vetrine, a tutti i palazzi, a tutte le fontane…) e meravigliose (nel senso proprio del termine, ché meraviglie erano quelle che lui ci proponeva).

 

Perciò come fare? Da un po’ di tempo abbiamo adottato questa tecnica: non gli diciamo che stiamo andando via se non all’ultimo momento, quando lo coinvolgiamo nella preparazione del suo bagaglio (cosa che lo fa sentire molto, molto orgoglioso), e poi, semplicemente, via! Con una precauzione: non si va da nessuna parte senza il flacone di antipiretico (in un’altra occasione sono stata ripresa per l’uso del nome commerciale di un farmaco). Mica perché temiamo che si ammali, eh? Solo come talismano!

di Giuliana (mamma nella rete)

dicembre 10, 2007 at 2:47 pm 4 commenti

Son tutte diverse le mamme del mondo (seconda parte)

La mamma perfetta

Definisce la gravidanza “uno stato di grazia” e il parto “l’esperienza più grandiosa della vita di una donna”. E infatti ha partorito naturalmente, e di epidurale neanche a parlarne, perché lei ha voluto “vivere in fondo questo momento”. Non lavora, perché si dedica interamente al suo cucciolo, che ha bisogno di essere seguito da lei e da nessun altro. Ovviamente lo ha allattato lei, fino a tre anni. Poi il dentista le ha detto che il tesorino si stava rovinando la bocca e, nonostante il trauma, ha smesso. Ha un’intensa attività sociale: frequente le mamme del consultorio, poi le mamme del parco, poi le mamme del nido, poi le mamme della scuola, così via fino all’università. Ha un consiglio per tutte e osservazioni su quasi tutto. Ma per fortuna, se si accorge che una mamma sta deviando dalla retta via, ad esempio non facendo il bagnetto al bambino tutti i giorni o lasciandolo troppo spesso con la baby sitter, lei è pronta a snocciolare consigli. Anche non richiesti.

La mamma senza figli

All’estremo opposto, c’è la mamma in perenne negazione della maternità. Anche lei inizia subito in questa pratica, e infatti lavora fino a che non le si rompono le acque in taxi – e allora prima di avvisare il papà chiama il cliente da cui stava andando dicendogli che ha avuto un contrattempo -, va in moto fino a quando la pancia non diventa troppo grande per essere trasportata dal mezzo, prende una tata per 24 ore al giorno e se la porta anche in vacanza. Pianifica viaggi in luoghi esotici ma “troooppo belli!”, e porta il bimbo in Argentina a dicembre, perché “così prende un po’ di sole”. Non si lascia intralciare neanche per un attimo nella sua carriera dalla presenza di un bambino: del resto rimane anche settimane senza vederlo, il bambino, perché lei è fuori per lavoro. E quando qualcuno le chiede come faccia a conciliare la famiglia con il lavoro, lei dichiara candida: “Basta un po’ di organizzazione!”.

La mamma volta-per-volta

Non è perfetta e lo sa. A volte vorrebbe essere senza figli, e ammette anche questo. Fa quello che può, meglio che può. Affrontando le cose volta per volta. Ha seguito i corsi di preparazione al parto, ma ha eliminato con cura tutto quello che le sembrava troppo dottrinario, e dopo il parto ha ammesso che “sì, è stato bello, ma col cavolo che ti dimentichi del dolore!”. Cerca di fare anche la moglie e non ha allontanato gli amici – le è riuscito anche perché non parla solo del bambino -, e ogni tanto esce la sera lasciando il piccolo a casa senza sentirsi troppo in colpa. Lavora, e anche se col suo stipendio paga la baby sitter e fa poco altro, non vuole rinunciare alla sua vita. La mamma perfetta la critica aspramente perché usa gli omogeneizzati, la mamma senza figli la guarda con compatimento perché la sua carriera è stata del tutto stroncata. Lei si arrabatta come può tra sensi di colpa e frustrazione, ma va avanti così, tra alti e bassi.

E voi, in quale famiglia di mamme vi riconoscete?

 di GIULIANA (mamma nella rete)

dicembre 6, 2007 at 4:47 pm 8 commenti

Son tutte diverse le mamme del mondo(parte prima).

Diciamoci la verità: non esiste una mamma uguale all’altra. Ma l’errore che spesso commettiamo è quello di pensare che ci sia un modo giusto e uno sbagliato di affrontare la maternità. Poi, con il tempo, ci rendiamo conto che ognuna fa quello che può, che sa, che rispecchia la sua personalità al di là del fatto di essere mamma.

Ad esempio, io non sono una mamma di quelle che chiamano la loro creatura “il mio cucciolo”, o “il mio tesorino dolce”, soprattutto in pubblico. Con tutto quello che ne consegue. E cioè con una visione della maternità assai legata alla realtà di tutti i giorni e molto poco alla magia. Al contrario, credo che di magia ce ne sia veramente poca in tutta la faccenda, se si esclude il fatto che una persona che prima non c’era adesso c’è (il che non è poco, ok…).

Giusto per inquadrare, quando il ginecologo mi ha annunciato che ero in attesa di un ragazzino, maschio, XY, la prima cosa che ho pensato è stata: “Oddio, questo mi rimane a casa fino a quarant’anni!”. E via così.

di GIULIANA (mamma nella rete)

dicembre 5, 2007 at 4:04 pm 3 commenti

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